Questa volta presentiamo un esempio di quanto sia stato (sia?) difficile dare a una donna che fa matematica il riconoscimento del suo valore. La recensione che l’accompagna racconta i matematici di oggi, ma anche degli inizi, attraverso la mostra MaTeinItaly che si è occupata  proprio di loro e dell’utilità della matematica nella vita quotidiana…

 

Pia Nalli

 

Pia Nalli, nata a Palermo il 10 febbraio 1886, è stata una delle prime matematiche italiane del Novecento ad essere chiamata come ordinaria su una cattedra universitaria.

È stata un ricercatore di alto livello in Analisi matematica, ma qui non ce ne occuperemmo se non fosse anche un caso emblematico di quello che può voler dire per una donna “lavorare” avendo le stesse aspettative e la stessa coscienza di sé e del proprio valore di un uomo.

La sua storia professionale inizia nel 1911, un anno dopo essersi laureata a Palermo come allieva di Giuseppe Bagnera, con una prima pubblicazione in geometria algebrica e con due note relative alla definizione del dominio del piano limitato da una curva di Jordan semplice e chiusa.

Per cominciare a intendere la qualità del suo approccio al mondo dell’Analisi matematica si può fare riferimento all’Esposizione e confronto critico delle diverse definizioni proposte per l'integrale definito di una funzione limitata o no, una monografia che le vale la libera docenza nel 1914. Si tratta della presentazione di concetti relativamente nuovi nella ricerca matematica, eppure la presentazione della giovane studiosa (ha 30 anni!) ne scioglie le inevitabili durezze in un modo che non si fa fatica a riconoscere come “pulito” e sicuro.

Usiamo un suo articolo del 1919 per dare un’idea delle difficoltà che incontra ad affermarsi. Nella Memoria in questione non dà in modo esplicito un risultato (la risoluzione esplicita di un’equazione integrale) che è una conseguenza immediata di una formula che pure ha dimostrato e per questo viene duramente criticata. Dimostra allora quanto le viene domandato, ma non rinuncia a “puntare i piedi” e a rivendicare la priorità del proprio lavoro.

Nel 1923, tuttavia, diventa professore straordinario di Analisi a Cagliari (1921-1923). Resta in Sardegna fino al 1927, quando ottiene la cattedra di Analisi algebrica a Catania. In realtà, le sarebbe piaciuto trasferirsi nella sua città natale, ma l’ateneo palermitano le continuerà sempre a preferire matematici non del suo calibro ma… di sesso maschile.

In effetti, non ha avuto mai - da parte del mondo istituzionale e accademico - riconoscimenti adeguati al valore della sua produzione scientifica: non fu mai eletta tra i soci di alcuna accademia e mai chiamata a far parte di una commissione concorsuale universitaria o investita di qualche autorevole incarico. Nel 1926, per esempio, pur essendosi classificata al primo posto per la cattedra di Analisi all'Università di Pavia dove aspirava a trasferirsi, non viene chiamata da quell'ateneo, forse a causa di un anonimo che l’accusò di occuparsi più di politica che di didattica. La sua replica è allora piuttosto caustica, com'era del resto nel suo carattere: scrivendo al Rettore, per contestare la decisione della Facoltà, si firma «Pia Maria Nalli, rifiuto dell'Università di Pavia». Questa mancanza di riconoscimenti accademici, tuttavia, non le impedirà mai di esercitare il ruolo di “maestra” nei confronti di alcuni giovani studiosi di talento (Gaetano Fichera, per esempio).

Tornando alla sua produzione, un fatto nuovo interviene nel 1928. Da questo momento in poi, infatti, si occupa quasi esclusivamente di calcolo differenziale assoluto intrattenendo una fitta corrispondenza con Tullio Levi-Civita, che di quel calcolo era stato il creatore con Gregorio Ricci-Curbastro. In quest’ambito di ricerca si usa ricordare la sua analisi approfondita delle cosiddette coordinate di Fermi, nonché una nozione di trasporto rigido da lei introdotta. Seguono poi altri lavori tra i quali Trasporti rigidi e relatività nel 1931 scritto su sollecitazione dello stesso Tullio Levi-Civita, il quale, tra l'altro, le riconosce la priorità dell’introduzione della nozione di parallelismo utilizzando proprio le coordinate geodetiche. 

Ancora su questo tema, nel 1952, pubblica le Lezioni di calcolo differenziale assoluto, un esempio importante di come sia possibile fare alta divulgazione scientifica.

Ritiratasi dall’insegnamento nel 1949, trascorre il resto della sua vita a Catania fino al 1964, dimenticata dalla comunità scientifica e soffrendo di una quasi totale cecità che le impedisce di vedere quei numeri che erano sembrati l’unica ragione della sua vita.

Lucia Ghezzi e Silvia Ronzani